|
SCHEMA CONCERTO LA SCHOLA E KAIRON
San Domenico Sabato 20 marzo ore 21.00
|
Canto
|
Da pacem cordium
|
|
Note
|
Si esegue il canto entrando. Nessuna diapositiva.
|
|
Lettura
|
In questa serata vogliamo provare ad andare “oltre”; imparare a sentire, a vedere, a percepire i sensi e le emozioni oltre il consueto, oltre ciò che è facilmente prevedibile Vogliamo iniziare un viaggio nei colori delle emozioni e degli affetti, che si manifestano nelle relazioni che arricchiscono le nostre esistenze.
|
1.
|
Lettura
|
Nuovo arrivato e ignaro delle lingue del Levante, Marco Polo non poteva esprimersi altrimenti che estraendo oggetti dalle sue valige: tamburi, pesci salati, collane di denti di facocero, e indicandoli con gesti, salti, grida di meraviglia o d’orrore.
Non sempre le connessioni tra un elemento e l’altro del racconto risultavano evidenti all’imperatore; gli oggetti potevano voler dire cose diverse. Ma ciò che rendeva prezioso all’imperatore Kublai ogni fatto o notizia riferito dal suo informatore era lo spazio che restava loro intorno, un vuoto non riempito di parole. Le descrizioni di città visitate da Marco Polo avevano questa dote: che ci si poteva girare in mezzo col pensiero, perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa.
Col passare del tempo, nei racconti di Marco le parole andarono sostituendosi agli oggetti e ai gesti.
Ma si sarebbe detto cha la comunicazione fra loro fosse meno felice d’una volta: certo le parole servivano meglio degli oggetti e dei gesti per elencare le cose più importanti d’ogni provincia e città; tuttavia quando Polo cominciava a dire di come doveva essere la vita in quei luoghi, giorno per giorno, sera dopo sera, le parole gli venivano meno, e a poco a poco tornava a ricorrere a gesti, a smorfie, a occhiate.
Così per ogni città egli faceva seguire un commento muto, alzando le mani di palma, di dorso o di taglio, in mosse diritte o oblique, spasmodiche o lente. Una nuova specie di dialogo si stabilì tra loro: le bianche mani del Gran Kan, cariche di anelli, rispondevano con movimenti composti a quelle agili e nodose del mercante.
(Da “Il milione” di Marco Polo)
|
|
Canto
|
Giorno di concordia
|
|
Note
|
Diapositive con Marco Polo durante la lettura
|
2.
|
Lettura
|
Questa volta lasciate che sia felice,
non è successo nulla a nessuno,
non sono da nessuna parte,
succede solo che sono felice
fino all’ultimo profondo angolino del cuore.
Camminando, dormendo o scrivendo,
che posso farci, sono felice.
Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
sento la pelle come un albero raggrinzito,
e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
il mare come un anello intorno alla mia vita,
fatta di pane e pietra la terra,
l’aria canta come una chitarra.
Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
tu canti e sei canto,
il mondo è oggi la mia anima
canto e sabbia,
il mondo oggi è la tua bocca,
lasciatemi sulla tua bocca
e sulla sabbia essere felice
Oggi lasciate che sia felice,
io e basta, con o senza tutti,
essere felice con l’erba
essere felice con l’aria e la terra
essere felice con te, con la tua bocca,
essere felice.
(Pablo Neruda)
|
|
Canto
|
Quale gioia è star con te
|
|
Note
|
|
3
|
Lettura
|
Video di Gianpaolo Sandri
|
|
Canto
|
Nessun canto
|
|
Note
|
|
4.
|
Lettura
|
Nel buio
la luce.
Nel piccolo
l’infinito.
Nella follia
la saggezza.
Strappami
piegami
riducimi
in barca,
lasciami
trasportare
dall’acqua,
incollami
tagliami
in aquilone,
fa che io sia
condotto
dal vento.
Se non posso dirigere
la mia rotta
chiedo almeno
approdi felici
Marco Brovia
|
|
Canto
|
Down By The Riverside
|
|
Note
|
Diapositive con foto di Marco Brovia e con le poesie
|
5
|
Lettura
|
Ascoltare il silenzio. Sembra strano, ma non è così. Perché il silenzio non è solo assenza di qualcosa –un semplice intervallo tra parole e rumori- ma è esso stesso qualcosa. E’ ricco e fecondo e permette di vivere le nostre emozioni, di conoscere noi stessi.
Non significa cupa inerzia ma è presenza, apertura e disponibilità.
Il vero silenzio è vigile e pronto e permette di raggiungere l’ascolto puro; quell’ascolto che ci accomuna tutti quanti, senza diverse origini o abilità.
|
|
Canto
|
Nel tuo silenzio
|
|
Note
|
|
6.
|
Lettura
|
Nessuna lettura
|
|
Canto
|
Osanna
|
|
Note
|
Durante il canto scorrono le diapositive.
|
7.
|
Lettura
Testim.
|
Ed è… come se tu stessi passeggiando in montagna e, camminando, ammirassi il paesaggio maestoso che ti sovrasta.
Stai progettando di scalare le cime: è questo il tuo obiettivo ed, in fondo, anche il tuo compito. La vista da lassù è ancora più bella.
Poi un peso improvviso. Ti rendi conto che è il tuo zaino. Stai perdendo l’equilibrio. Ti divincoli. Cerchi di togliertelo dalle spalle: è troppo pesante. Ti precipita giù. Hai perso la cordata ed anche l’orientamento.
Ti trovi in un luogo che le cartine geografiche descrivono a malapena e per sommi capi. Non ne hai sentito parlare o non hai voluto sentirne parlare, perché in quel luogo, tu, non avevi intenzione di andarci.
Sei disorientato. Ti guardi intorno e, forse, scorgi la parvenza di un sentiero. Dopo momenti di smarrimento, acquisti fiducia. Hai sempre il tuo zaino sulle spalle, non lo puoi abbandonare: ti rendi conto che contiene la tua razione di sopravvivenza. Che dico: è la tua stessa razione di sopravvivenza.
Pesa, non c’è dubbio, ma ormai è un tutt’uno con te.
Risali il pendio e, guardandoti intorno, scopri che ci sono montagne, prati e foreste che non avevi mai visto. Di loro non avevi sentito parlare o, forse, non avevi voluto sentirne parlare.
Risali, intravedi di nuovo la tua cordata ed i tuoi compagni. Li chiami e cerchi di attirare la loro attenzione
Hai una straordinaria voglia di parlare di quelle montagne e quei parti che le cartine geografiche non descrivono a sufficienza.
Sai che anche a loro piacciono.
Hai con te ancora il tuo zaino.
Che si veda o non si veda, fa parte di te.
Ed è…ora.
Gianni Scopelliti
|
|
Canto
|
Ora è tempo di gioia
|
|
Note
|
|
8.
|
Presentaz.
Kairon
|
Presentazione dell'Associazione Kairon, ispirata da Marco Gaudino, fatta da parte del suo presidente Ferruccio Gaudino
|
|
Canto
|
Buoni frutti per tutti
|
|
Note
|
|
9.
|
Testimon.
Andreana
|
Chiamatemi per nome.
Non voglio più essere conosciuta per ciò che non ho,
ma per quello che sono: una persona come tante altre.
Chiamatemi per nome.
Anch’io ho un volto, un sorriso, un pianto,
una gioia da condividere.
Anch’io ho pensieri, fantasia, voglia di volare.
Chiamatemi per nome.
Non più portatrice di handicap, disabile, handicappata.
Forse usate chiamare gli altri:
“portatore di occhi castani” oppure “inabile a cantare”?
o ancora “miope e presbite”?
Per favore, abbiate il coraggio della novità.
Abbiate occhi nuovi per scoprire che, prima di tutto io “sono”.
Chiamatemi per nome.
Benedetta Scopelliti
|
|
Canto
|
Cieli nuovi e terra nuova
|
|
Note
|
|
|