| XXXII domenica Tempo ordinario Anno A 6/11/11 |
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| Scritto da R. Binello |
| Mercoledì 02 Novembre 2011 16:24 |
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Domenica 6/11/11, XXXII domenica del Tempo Ordinario, anno A. Sap 6,12-16 Sal 62 1Ts 4,13-18 Mt 25,1-13
Nelle ultime domeniche dell'anno liturgico il clima è segnato con forza dall'idea della "fine". Meglio: dal richiamo perché i credenti, di fronte all'arrivo della "fine", abbiano l'atteggiamento giusto. La parabola delle dieci ragazze ha un tono grave e un andamento drammatico, non facilmente comprensibile, forse, in un'epoca come la nostra in cui, almeno in questo angolo di mondo opulento, nessuno ha insegnato ai giovani a guardare alla vita, oltre che ai beni, non secondo le leggi dello sperpero o con la pretesa che è un diritto ottenere tutto e subito. Per questo la liturgia propone una riflessione attenta a partire dal libro biblico della Sapienza. Come suggerisce la liturgia, esso, infatti, rappresenta la cornice più adatta a comprendere la predicazione di Gesù, tanto le sue parabole quanto il senso di tutta la sua persona. Solo chi cerca la sapienza può capire; gli altri restano inesorabilmente fuori. Se non si va incontro alla sapienza, se non si è amici della sapienza, se non si capisce che altro luccica più dell'oro. Se si passa di festa in festa perché non si vuole attendere il tempo delle nozze (vale a dire un legame forte con il senso che dona verità sulla propria esistenza), non c'è intelligenza della vita né progetto per il futuro. L'evangelista Matteo attualizza la parabola di Gesù per la sua comunità di battezzati e ricorda loro che tutti sono invitati alla festa di nozze, ma non tutti potranno entrare. Si tratta di un'ammonizione severa sul pericolo dell'indifferenza e della negligenza: Matteo insiste sulla responsabilità etica del tempo presente. Il credente deve perseverare nella vigilanza, restare pronto, tenere ben viva la fiamma, non permettere che la fede si addormenti, non cessare di operare il bene. Il parabolista ci descrive la scena per cenni e frammenti. Egli cerca la logica sul piano del significato, non della scena raccontata. I tratti inverosimili per una festa di nozze palestinese diventano del tutto congruenti se si considera che, in realtà, si sta parlando delle nozze messianiche. Come è possibile che lo sposo arrivi nel cuore della notte? E che senso ha dire alle fanciulle rimaste senza olio di andare a comprarlo in piena notte? Dove? E come può uno sposo, nel momento gioioso della sua festa di nozze, essere tanto duro? Domande inutili. Tentare di ricostruire i tratti mancanti della parabola e sforzarsi di rendere verosimili quelli inverosimili non aiuta a comprendere, ma solo a distrarre. Lo sposo e le nozze sono simboli che rinviano al messia e al tempo messianico. Il cuore della notte è immagine che esprime molto efficacemente il ritardo e insieme il carattere improvviso della venuta, e spiega come sia facile addormentarsi nell’attesa. E la severità dello sposo ricorda che l’incontro con il Signore è al tempo stesso festa e giudizio. In tal modo l’incoerenza narrativa è al servizio di una coerenza teologica. In questo contesto diventa significativo anche un altro tratto, cioè l’impossibilità di comprare in extremis l’olio necessario. L’incontro con il Signore va preparato prima. Non è cosa che si possa rimediare all’ultimo momento. La furbizia di chi pensa di cavarsela in qualunque modo non serve. L’evangelista rileva, dunque un modo sbagliato di vivere in “questo tempo”: l’atteggiamento di chi non è preparato ad attendere a lungo, come le cinque fanciulle “stolte”, che si fanno trovare impreparate. L’attesa del Signore, cioè il modo cristiano di vivere nel tempo presente, deve coniugare insieme prontezza e costanza. Prontezza perché il Signore può giungere in ogni momento, e quindi sempre, costanza perché il Signore può tardare a lungo, per cui l’esercizio di una saggia presenza nel “nostro tempo”, l’unico a nostra disposizione, è da apprendere e affinare ogni giorno… Dormono le vergini
della parabola, dormono tutte, le sagge come le stolte; e mentre dormono paiono
proprio tutte uguali: non si vede che cosa giovi alle une essere sagge, e che
cosa nuoccia alle altre essere stolte. Proprio come accade nella nostra storia,
in quei momenti di torpore e di attesa infinita, quando ci ritroviamo tutti
uguali, e sembra che non serva proprio a nulla la nostra saggezza, vera o
presunta che sia. In tali momenti sembriamo tutti ugualmente vuoti, e condannati
ad attendere che qualcuno ci riscuota. È quello che accade, ad un certo punto,
nella parabola: "A mezzanotte si levò un
grido: ecco lo sposo!". Finalmente succede qualcosa. Tutte le vergini si
riscuotono, e fanno quello che c'è da fare. Soltanto allora si manifesta la
differenza: le cinque vergini sagge accesero le lampade, le cinque stolte si
accorsero che mancava l'olio.
Prima lettura: dal libro della Sapienza (Sap 6,12-16) La sapienza è radiosa
e indefettibile, facilmente è contemplata da chi la ama e trovata da chiunque la
ricerca.
Salmo responsoriale (Sal 62) R. Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
O Dio, tu sei il mio
Dio,
Seconda lettura: dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 4,13-18) Fratelli, non
vogliamo lasciarvi nell’ignoranza circa quelli che sono morti, perché non
continuiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo
infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli che sono morti, Dio li
radunerà per mezzo di Gesù insieme con lui. Questo vi diciamo sulla parola del
Signore: noi che viviamo e saremo ancora in vita per la venuta del Signore, non
avremo alcun vantaggio su quelli che sono morti. Perché il Signore stesso, a un
ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal
cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; quindi noi, i vivi, i superstiti,
saremo rapiti insieme con loro tra le nubi, per andare incontro al Signore
nell’aria, e così saremo sempre con il Signore. Confortatevi dunque a vicenda
con queste parole.
Vangelo: dal Vangelo secondo Matteo (Mt 25,1-13) In quel tempo, Gesù
disse ai suoi discepoli questa parabola: “Il regno dei cieli è simile a dieci
vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse
erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé
olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli
vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si
levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si
destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci
del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero:
No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e
compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e
le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa.
Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore,
signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. |