| XXX domenica Tempo ordinario Anno A 23/10/2011 |
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| Scritto da R. Binello |
| Mercoledì 19 Ottobre 2011 18:07 |
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Domenica 23/10/11, XXX domenica del Tempo Ordinario, anno A. Es 22,20-26 Sal 17 1Ts 1,5-10 Mt 22,34-40
Osservando il comportamento cristiano, non è difficile scorgere due fondamentali accentuazioni, che a volte sembrano divaricarsi: quella che accentua il primato di Dio (quindi la preghiera, il rapporto col Signore, la conversione interiore personale) e quella che, in nome di Dio, attira l'attenzione sull'uomo (quindi la giustizia, la lotta per un mondo più giusto, la presa di posizione di fronte a strutture ingiuste). Si direbbe più religiosa la prima e più politica la seconda. Ma tale giudizio è superficiale e sbrigativo. Sembra opportuno quindi mettere in luce due possibili rischi, uno per parte. Gesù ha detto di amare il prossimo come se stessi, e il Vangelo impegna certamente per la liberazione dell'uomo. Ma è pur vero che nella generosa lotta per l'uomo può nascondersi una dimenticanza del primato di Dio, che invece deve essere affermata con tutta chiarezza. L'uomo è fatto per Dio, ecco ciò che non va mai dimenticato, neppure là dove la povertà e l'ingiustizia sono grandi. Ed ecco allora l'altra posizione: partire da Dio e parlare sempre di Dio. D'accordo. Ma di quale Dio? Anche qui l'equivoco è possibile. Certamente Dio va sempre messo al primo posto, ma deve trattarsi di un Dio che proclama che il sabato è per l'uomo e non l'uomo per il sabato. Dio è per l'uomo. La novità cristiana sta nel mantenere unite le due affermazioni. La domanda posta dal dottore della legge è una tipica domanda che i discepoli ponevano ai propri Rabbini. Non era certo facile districarsi nei lacci e laccioli della legge; al tempo di Gesù il pio israelita doveva osservare la bellezza di 613 precetti di cui 365 negativi (uno per ogni giorno dell'anno) e i restanti positivi (secondo il numero delle ossa che compongono il corpo dell'uomo).La risposta di Gesù è racchiusa in due citazioni della legge (Dt 6,5 e Lv 19,18) che formano il fondamento della nuova morale del vangelo. La risposta di Gesù al fariseo è semplice ed efficace. Da buon conoscitore della Torah il Nazareno cita l'essenziale dell'esperienza di Israele: Dio è amabile e ti rende capace di amare. La novità dell’affermazione di Gesù non consiste nell’aver citato questo comandamento, qualsiasi rabbino avrebbe giudicato ciò una risposta eccellente. La novità consiste, invece, nell’aver collocato Lv 19,18 (“…Amerai il prossimo tuo come te stesso”) sullo stesso livello di Dt 6,5 (“Amerai Dio con tutto il tuo cuore”). Nella letteratura giudaica non esiste alcun parallelo a questa formulazione di Gesù, che presenta, cioè, i due comandamenti come se fossero in realtà uno solo. E solo Matteo aggiunge che da questi due comandamenti “dipende” tutta la legge e i profeti: vale a dire l’intera rivelazione dell’AT. Le opere buone hanno valore in quanto opere di amore di Dio e del prossimo. Apparentemente sembra esserci una contraddizione nelle parole di Gesù che dice: il primo comandamento è "ama"! Come si può comandare di amare? L’amore non è esattamente il contrario della costrizione, dell’obbligo? Non sentiamo una differenza netta e sostanziale tra la norma e la creatività derivante dall’innamoramento? Come posso comandare a qualcuno di amarmi? In realtà c’è un comandamento prima del primo: il comandamento “zero”. È un comandamento che deriva dalla lettura approfondita dell’intera storia della salvezza. E questo comandamento dice: lasciati amare. L’esperienza di Israele, l’annuncio degli uomini significativi di questo popolo, la testimonianza appassionata e vibrante di Abramo, di Mosè, di Davide, dei profeti, è tutta in questa verità: Dio ti ama, lasciati amare. Se scopriamo di essere amati e accolti da Dio per ciò che siamo, allora e, solo allora, potremo amare Dio con tutto noi stessi. Allora e solo allora, potremo amare noi stessi accoglierci nelle parti oscure senza mascherarle o negarle, senza esserne travolti. Da questo dipende il resto. Se ho colto l'amore che Dio mi rivolge, se da Lui ho attinto la forza per accettare i miei limiti, divento capace di amare sul serio. Che io realizzi i miei sogni, che io riesca nei miei progetti, che io abbia una vita più o meno felice fa parte, paradossalmente, di una fase successiva. L'essenziale è amare, lasciarsi amare. Saremo giudicati sull'amore o, forse, sul desiderio di amare. Se prima e dentro non c'è l'amore, rendiamo assente Dio, e quindi noi stessi….
Prima lettura: dal libro dell’Esodo (Es 22,20-26) Così dice il Signore: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani. Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».
Salmo responsoriale (Sal 17) R. Ti amo, Signore, mia forza
Ti amo, Signore, mia
forza,
Seconda lettura: dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicesi (1Ts 1,5-10) Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia. Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.
Vangelo: dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40) In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «”Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
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