| XXIII domenica Tempo ordinario Anno A 04/09/2011 |
|
|
|
| Scritto da R. Binello |
| Mercoledì 31 Agosto 2011 13:23 |
|
Domenica 04/09/11, XXIII domenica del Tempo Ordinario, anno A. Ez 33,1.7-9 Sal 94 Rm 13,8-10 Mt 18,15-20
Nel capitolo 18 del suo vangelo, Matteo concentra un materiale che riguarda le relazioni all'interno della comunità dei credenti: Gesù istruisce i suoi discepoli sulla vita interna della comunità. Nel brano proposto dall’odierna liturgia sono raccolte tre istruzioni che rappresentano una sorta di "regola aurea" della vita comunitaria. Correzione fraterna e preghiera comune sono, insieme al perdono, le tre dimensioni comunitarie che garantiscono l'ecclesialità della fede. La lettura liturgica si concentra innanzi tutto sulle prime due. Si tratta di un testo tutt'altro che semplice. In particolare, la parte sulla correzione fraterna si esplicita in un complesso percorso di tipo giuridico che rimanda a una casistica molto elaborata. Forse è più che mai necessario confrontarsi con questo testo, in un momento in cui l'appartenenza alla comunità di fede è vissuta con accentuazioni esageratamente affettive che tradiscono, di fatto, forme di partecipazione emozionale e, comunque, del tutto strumentali a soddisfare le esigenze immediate dei singoli. La correzione fraterna non è un fatto affettivo, come la partecipazione alla preghiera comune non è un fatto mistico. Proprio la reciprocità cielo-terra, terra-cielo impone di considerare il giudizio qualcosa di estremamente serio. Legare - sciogliere sono due attività complesse, che Matteo considera fondamentali per garantire il funzionamento interno della vita comunitaria. Non hanno valore in sé, ma sono funzionali ad assicurare che l'edificazione della comunità avvenga sul fondamento della fede cristologica: le parole che concludono l'esortazione sulla correzione fraterna sono le stesse che poco prima Gesù ha rivolto a Pietro dopo la sua confessione cristologica. È dunque la comunità nel suo insieme che ha la responsabilità di legare e sciogliere. Ovviamente cielo e terra non possono mai essere considerati né speculari né simmetrici. Anche se non si sovrappongono né si confondono, hanno però un punto di contatto, il perdono. In questo contesto, l'insegnamento ecclesiale di Gesù sulla preghiera comune prende tutto un altro sapore. Una comunità che prega non è un insieme di individui che pregano ciascuno per proprio conto. Pregare non significa creare un'unità artificiale e mistica che cancella le distanze. Pregare ecclesialmente significa mettersi d'accordo su qualcosa da chiedere a Dio. Non si tratta, evidentemente, di una generica intenzione di preghiera, ma piuttosto implica di raggiungere un accordo per chiedere a Dio quanto si ritiene necessario per la comunità. Prevede un cammino comunitario, analogo, ma in termini positivi, a quello della correzione: non basta essere capaci di gestire i conflitti, ma è necessario individuare e condividere un obiettivo di preghiera comune. La conseguenza più logica è la risposta di Matteo alla domanda della comunità, e di ogni uomo che cerca il Signore: dove e come posso fare un’autentica esperienza di Dio? Ecco la risposta: dove c’è comunità nel suo nome, là Dio è presente. L’essenziale è, dunque, che ci si raduni in nome di Cristo (l’originale greco indica un senso dinamico, una direzione): non solo quindi il Signore si fa presente nella comunità che prega, ma ancor di più nella comunità che agisce per Cristo e lo cerca.
Prima lettura: dal libro del profeta Ezechiele (Ez 33,1.7-9) Mi fu rivolta questa parola del Signore: «O figlio dell’uomo, io ti ho posto come sentinella per la casa d’Israele. Quando sentirai dalla mia bocca una parola, tu dovrai avvertirli da parte mia.
R. Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
Fratelli, non siate debitori di nulla a nessuno, se non dell’amore vicendevole; perché chi ama l’altro ha adempiuto la Legge. Infatti: «Non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desidererai», e qualsiasi altro comandamento, si ricapitola in questa parola: «Amerai il tuo prossimo come te stesso».
Vangelo: dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,15-20) In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
|