| XXI domenica Tempo ordinario Anno C 22/08/10 |
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| Scritto da R. Binello |
| Mercoledì 18 Agosto 2010 09:12 |
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DOMENICA 22/08/10, XXI domenica del Tempo Ordinario, anno C. Is 66,18-21 Sal 116 Eb 12,5-7.11-13 Lc 13,22-30
“Sono pochi quelli che si salvano?”. Vale a dire: esiste la possibilità che qualcuno acceda alla mensa nel Regno di Dio, e quindi partecipi della relazione con Lui? Come al solito, Gesù disattende la domanda, spostando l’attenzione dal quanti al come ci si salva. La curiosità circa il numero nasconde propriamente una tentazione di giudizio, spesso incorniciata in uno stile di orgoglio e superbia. L’agire di Gesù, invece, vuole educare i discepoli a passare dal piano della curiosità a quello della sapienza, dalle questioni oziose che appassionano la gente, ai veri problemi che servono per il Regno. “Sforzatevi di entrare per la porta stretta”. Ai tempi di Gesù le porte delle abitazioni e di accesso alle vie erano larghe non più di trenta centimetri, giusto la larghezza delle spalle. Questo invito sollecita a mettere in gioco la propria esistenza, e non quella degli altri. È come dire: solo tu puoi entrare per quella porta, tu con il tuo carattere, la tua personalità, i tuoi pregi e i tuoi difetti. Alcuni detti popolari citano: “La vita non è ciò che ci accade, ma cosa facciamo con ciò che accade”. Oppure: “Non ci è permesso di scegliere la cornice del nostro destino, ma ciò che vi mettiamo dentro è nostro”. La porta stretta, quella unica ed irripetibile per ciascuno di noi, quella dell’incontro con Dio, è quella che corrisponde al nostro solo essere. Gesù non vuole che tu stia tanto a speculare, ad “allargarti” con ipotesi e dissertazioni, ma che ti decida a “fare”. Qualcuno ha pensato che Gesù indicando la “porta stretta” intendesse domandare ai credenti pratiche severe ed ascetiche come atti di penitenza, flagellazioni, digiuni prolungati. In realtà si imbocca la via stretta per seguire Gesù all’interno del personalissimo percorso umano di ciascuno. Il Vangelo invita a vincere la tentazione di un’esistenza appesantita da elucubrazioni e speculazioni. Il Vangelo segnala il pericolo di cadere nella mediocrità, incoraggiando ogni uomo a prendere la vita sul serio e con responsabilità. Assumere la propria esistenza con tutto il suo peso è sicuramente un compito gravoso. Infatti, la seconda lettura afferma: ”Rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi”. Tuttavia questa è l’unica via per progredire nel cammino della vita in Dio. Il Vangelo diffida delle eccessive sicurezze e pretese: al Paradiso non si accede come se si avesse il posto assicurato perché prenotato a priori o perché in possesso di una card, vincolata da una appartenenza burocratica. Per questo “verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel Regno di Dio”. Il Vangelo ci invita a spogliarci di una falsa credenza: io mi salvo perché sono cristiano, sono battezzato. In realtà “saremo giudicati sull’amore”. L’amore è la nostra vera credenziale che ci permette di passare per la porta stretta: è l’amore incarnato nella singolare e quotidiana vicenda di ogni singolo uomo. L’ingiustizia, cioè una vita priva di amore, ci rende inadeguati all’ingresso nel Regno.
Prima lettura: dal libro del profeta Isaia (Is 66, 18-21) Così dice il Signore: «Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria. Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti. Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore. Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».
R. Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore
Genti tutte, lodate il Signore,
Seconda lettura: dalla lettera agli Ebrei (Eb 12,5-7.11-13) Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui; perché il Signore corregge colui che egli ama e percuote chiunque riconosce come figlio». È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati. Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire. Vangelo: dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,22-30) In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
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