XX domenica Tempo ordinario Anno A 14/08/2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da R. Binello   
Mercoledì 10 Agosto 2011 14:38

Domenica 14/08/11, XX domenica del Tempo Ordianario, anno A.

Is 56,1.6-7

Sal 66

Rm 11,13-15.29-32

Mt 15,21-28

La domanda è sempre più attuale: quando il mondo, cioè le nostre nazioni e le nostre città, saranno finalmente casa di Dio e, quindi, “casa di preghiera per tutti i popoli”? Anche nei nostri paesi di tradizione democratica e, quindi, “tollerante”, pregare insieme in uno stesso luogo è diventato un diritto spesso negato. Non deve stupire: cedere ad altri una fetta di monopolio su Dio incontra sempre strenua opposizione, dentro e fuori di noi. Figuriamoci allora condividere lo stesso mondo come comune casa di preghiera. Eppure, stando al profeta Isaia (prima lettura), quello sarà il punto di arrivo della storia, con o senza il nostro permesso.

Nessuno può negare che si tratti di un punto di arrivo arduo da raggiungere. Perfino Gesù e i suoi discepoli dopo di lui hanno dovuto sperimentare la propria resistenza a condividere con gli estranei e gli stranieri il diritto di rivolgersi a Dio. Il racconto della donna siro-fenicia è, al riguardo, esemplare. Gesù ha portato avanti la sua missione solo in terra di Israele, tra la Galilea e la Giudea, perché si sentiva inviato a Israele, a tutto Israele, ma soltanto a Israele. Non deve essere stato facile quindi per i giudei che avevano creduto in lui fare i conti con il fatto che, dopo pasqua, la conversione dei pagani chiedeva loro di condividere, “figli” e “cagnolini” insieme, perfino lo stesso pane eucaristico.

Il racconto matteano è ricco di indicazioni teologiche. La collocazione geografica dell’episodio rappresenta già un indizio: Gesù ha superato, sia pure per poco, i confini della terra di Israele e quindi la sua messianicità, che lo lega totalmente a Israele e alla storia biblica, si espone perciò ad altri bisogni e ad altre attese. O, forse meglio, agli stessi bisogni, ma di altri. Formidabile e interessante questo Gesù, figlio di Dio, che si mette in gioco e si lascia pro-vocare. Sembra quasi che Dio debba imparare qualcosa da questa donna! Di fatto la donna impone a Gesù una “conversione”, mossa unicamente dalla terribile malattia della figlia. Questa donna rappresenta, quindi, coloro che si rivolgono a Gesù perché hanno bisogno di aiuto, intuendo che l’aiuto che viene da lui, viene da Dio. Non è, però, intenzione di Matteo, esaltare la figura femminile, insistendo sulla sua umiltà e tenacia e sulla sua capacità di piegare perfino le resistenze di Gesù. Gesù non è affatto ben disposto nei confronti della donna e sembra che non la stia nemmeno a sentire, tanto che i discepoli debbono addirittura implorarlo. La donna, d’altra parte, è sfrontata, non ha il senso della misura, non rispetta gli obblighi imposti dalle convenzioni sociali e religiose. La sua è in realtà una bella manifestazione di fede. Si rivolge a Gesù, chiamandolo “figlio di Davide”, riconoscendo cioè in lui il Messia di Israele e chiamandolo “Signore”, riconoscendo cioè il Lui il Risorto.

Il dialogo teso e intenso tra Gesù e la donna sembra riflettere molto bene la forte difficoltà di cristiani venuti dal giudaismo per i quali il rifiuto di Israele era motivo di sofferenza e la loro separazione dalla sinagoga una vera e propria lacerazione: possibile che i figli, abituati a vivere in casa e a ricevere il cibo da Dio stesso, non riconoscano più il loro Dio, e il cibo dei figli venga ormai gettato a i cagnolini? Le parole con cui Gesù alla fine riconosce la fede della donna pagana suonano come un’indicazione chiara per la vita della comunità cristiana che, separatasi da giudaismo, deve cercare ormai tra i pagani la sua identità: anche in mezzo a loro è possibile incontrare una disponibilità totale a riconoscere in Gesù il figlio di Davide, il Signore! Le comunità cristiane non sono nate d’incanto o in modi miracolistici, ma sono sempre germinate sulle radici delle appartenenze religiose precedenti attraverso processi lenti e a volte dolorosi che hanno richiesto continui adattamenti alle questioni di fondo che coloro che venivano alla fede portavano con sé. Non dovremmo dimenticarlo nel momento in cui la Chiesa cattolica ritiene di essere chiamata a un serio impegno in vista di una “nuova evangelizzazione”…


Prima lettura: dal libro del profeta Isaia (Is 56,1.6-7)

Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».



Salmo responsoriale (Sal 66)

R. Popoli tutti, lodate il Signore

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.


Seconda lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 11,13-15.29-32)

Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

Vangelo: dal Vangelo secondo Matteo (Mt 15,21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele». Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.



 

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