XVIII domenica Tempo ordinario Anno C 1/08/10 PDF Stampa E-mail
Scritto da R. Binello   
Lunedì 26 Luglio 2010 17:15

DOMENICA 01/08/10, XVIII domenica del Tempo Ordinario, anno C.

Qo 1,2;2,21-23

Salmo 89

Col 3,1-5.9-11

Lc 12,13-21

Possedere! Possedere cose, persone, attività, relazioni… È questa la preoccupazione più immediata dell’uomo. Egli vede istintivamente nel possesso delle cose un mezzo per garantirsi protezione dal rischio d’insuccesso e di morte, sempre presenti nell’orizzonte della sua vita.

La parabola evangelica descrive l’uomo che fa consistere la propria sicurezza nell’accumulo dei beni. La domanda “che farò?” è legittima e doverosa: ogni uomo ha la possibilità e il dovere di decidere sul da farsi. Ma, questionandosi, egli deve vincere la paura della morte, che lo chiude nella trappola dell’egoismo e lo uccide come uomo. Il discepolo trova sicurezza nell’amore del Padre e dei fratelli. La nostra vita non sta nei beni, ma in colui che li dona. Si è ricchi solo di ciò che si dà.

Per questo, all’invito “Maestro, dì a mio fratello che condivida con me l’eredità”, Gesù rifiuta di farsi coinvolgere direttamente, mettendo in questione la sollecitazione stessa. Gli uomini vorrebbero trascinare il vangelo nelle loro questioni e non si accorgono che esso invece va alla radice e le sconvolge tutte. Gesù ci mette in guardia dalla cupidigia, cioè dal desiderio smodato, e non semplicemente dal possesso. Non è la ricerca del necessario che è sbagliata, ma l’egoistico e sciocco desiderio di possedere sempre di più, e l’illusione di trovare in questo possesso la propria sicurezza.

Nella parabola il protagonista è definito “stolto”, uomo senza testa, imprudente e non avveduto. Il riferimento è a chi non considera la vita in tutta la sua ampiezza, comprensiva del mondo futuro e anche del tempo presente. La battuta finale “E quello che hai preparato di chi sarà?” è una tipica domanda sapienziale, ironica e amara al tempo stesso. Pone l’accento ancora sulla stupidità di chi pensa di mettere al sicuro la vita accumulando. È una battuta che si legge anche nel libro di Qoelet (prima lettura) e sottolineata dall’invito di san Paolo (seconda lettura) a “cercare le cose di lassù”. Non si tratta di assentarsi o di congedarsi dalla concretezza delle vicende terrene. Si tratta piuttosto di dare senso e significato divino alle nostre storie.

Ma la parabola di Gesù non si limita a costatare la vanità delle cose e non intende semplicemente disincantare l’uomo, liberandolo dal fascino del possesso smisurato. Indica più profondamente la via vera della liberazione: “Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio”. Dunque è il “per sé” che è errato e deve essere sostituito da un altro orientamento (“per Dio”). Ma che significa in concreto arricchire “per Dio”? In greco l’espressione è un moto a luogo ( = verso Dio) e indica perciò una direzione. Dunque non si tratta di arricchire a vantaggio di Dio, ma di usare i beni secondo una logica da Lui voluta.

Prima lettura: dal libro del Qoelet (Qo 1,2;2,21-23)

Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare i suoi beni a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e grande sventura. Allora quale profitto c’è per l’uomo in tutta la sua fatica e in tutto l’affanno del suo cuore con cui si affatica sotto il sole? Tutti i suoi giorni non sono che dolori e preoccupazioni penose; il suo cuore non riposa neppure di notte. Anche questo è vanità!


Salmo responsoriale (salmo 89)

R. Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Tu fai ritornare l’uomo in polvere, quando dici:

«Ritornate, figli dell’uomo».

Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato,

come un turno di veglia nella notte.

Tu li sommergi: sono come un sogno al mattino,

come l’erba che germoglia;

al mattino fiorisce e germoglia,

alla sera è falciata e secca.

Insegnaci a contare i nostri giorni

e acquisteremo un cuore saggio.

Ritorna, Signore: fino a quando?

Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:

esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.

Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:

rendi salda per noi l’opera delle nostre mani, l’opera delle nostre mani rendi salda.


Seconda lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (Col 3,1-5.9-11)

Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio! Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria. Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l’ira di Dio su coloro che disobbediscono. Anche voi un tempo eravate così, quando la vostra vita era immersa in questi vizi.
Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore.
Qui non c’è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti.


Vangelo: dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità».
Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». E disse loro: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni». Disse poi una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?
Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio».

 

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