| XVII domenica Tempo ordinario Anno C 25/07/2010 |
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| Scritto da R. Binello |
| Lunedì 19 Luglio 2010 14:11 |
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DOMENICA 25/07/10, XVII domenica del Tempo Ordinario, anno C. Gen 18,20-32 Salmo 137 Col 2,12-14 Lc 11,1-13
L’affidabilità di Dio: è questo l’obiettivo della missione di Gesù. E tale missione sarà compiuta solo quando tutti gli uomini saranno in grado di rivolgersi a Dio con il termine “Abbà”, Papà. La qualità paterna di Dio è sperimentabile nella stessa modalità relazionale (= preghiera) che Gesù ha avuto con Lui. Dio è Padre alla luce dell’insegnamento di Gesù. Per capire la preghiera del Padre Nostro, bisogna sentire fino in fondo gli interessi di Gesù e correre la sua stessa avventura: l’originalità della preghiera cristiana è proprio quella di un rapporto filiale nei confronti di Dio. Anzi, tramite la parabola dell’amico importunato, viene rivelata la certezza dell’esaudimento: come è certo che quell’amico, per una ragione o per l’altra, finirà con l’alzarsi, così è certo che Dio ascolta chi lo prega. A questo punto, però, sorge una domanda, che Luca nella sua catechesi avverte con lucidità: se è vero che l’ascolto è certo, come si spiega che spesso l’uomo non ottiene da Dio ciò che gli chiede? L’evangelista risponde che Dio ascolta sempre, ma a modo suo. L’uomo è come un bambino che a volte non sa quello che chiede, e Dio è come un padre che non concede sempre al figlio ciò che questi gli domanda: gli dà soltanto ciò che sa essergli utile. Per questo un padre non fa confusione, come invece farebbe il figlio, tra un pane e una pietra, tra un pesce e una serpe, tra un uovo e uno scorpione. In apparenza, anche quando Gesù si ritrova supplicante sulla croce, Dio sembra essere insensibile alle preghiere del Figlio. Ma la risurrezione smentisce il sospetto dell’assenza di Dio, e anzi conferma la sua affidabilità. Si potrebbe dire che Dio vede la nostra vita in prospettiva, a differenza di noi uomini che guardiamo l’immediato, senza metterci in discussione, senza metterci veramente sotto lo sguardo di Colui che sa in cosa consista la nostra felicità. Molto spesso le nostre preghiere non vengono esaudite perché non esprimono il nostro bene. Molto spesso le nostre preghiere non vengono ascoltate perché sono confinate nel limitato orizzonte di ciò che io considero essenziale alla mia felicità. C’è però un dono che Dio non nega mai: lo Spirito Santo. San Paolo, come se rispondesse a chi invoca Dio in situazioni devastanti di sofferenza e di abbandono, propone l’icona di Gesù inchiodato alla croce. La risposta che Dio da alla sofferenza è la sua stessa sofferenza condivisa con noi, lo stesso dolore portato insieme. Questo è lo stile di Dio. Questo è il suo Santo Spirito, colui che ci fa vedere e leggere la realtà con gli occhi di Dio. Lo Spirito ci rende partecipi della vita stessa di Dio, affidabile “Abbà” per ogni uomo che decide di rapportarsi a Lui nella qualità di Figlio.
Prima lettura: dal libro della Genesi (Gen 18,20-32) In quei giorni, disse il Signore: «Il grido contro Sòdoma e Gomorra è troppo grande e il loro peccato è molto grave. Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!».
Salmo responsoriale (salmo 137) R. Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.
Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore:
Seconda lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (Col 2,12-14) Fratelli, con Cristo siete stati sepolti insieme nel battesimo, in lui anche siete stati insieme risuscitati per la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l’incirconcisione della vostra carne, perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce.
Vangelo: dal Vangelo secondo Luca (Lc 11,1-13) Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!»
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