XVI Domenica Tempo ordinario Anno C 18/07/2010 PDF Stampa E-mail
Scritto da R. Binello   
Lunedì 12 Luglio 2010 15:21

DOMENICA 18/07/10, XVI domenica del Tempo Ordinario, anno C.

Gen 18,1-10

Salmo 14

Col 1,24-28

Lc 10,38-42

Nel suo percorso verso Gerusalemme, Gesù, in diverse occasioni, ha la possibilità di vivere nei propri confronti, da parte di terzi, le dinamiche dell’ospitalità. Non si tratta semplicemente del dovere generico dell’ospitalità, considerato nella prospettiva biblica come uno dei doveri più espressivi, bensì di una forma più precisa di ospitalità, quella nei confronti di Gesù e dei suoi discepoli, annunciatori di una Parola che salva e da la vita.

Si tratta (come anche riportato nella prima lettura) di una ospitalità che richiede una disponibilità particolare. Alla presenza di un ospite, chiunque si affaccenderebbe per garantirgli il massimo confort. Tuttavia, esiste la seria probabilità di rivelarsi invadenti ed esagerati, dimenticando l’ospite stesso, rischiando addirittura di soffocarlo! La Parola di Dio è attenta ad affermare il primato dell’ascolto sul servizio. L’ospitalità trova, innanzitutto, fondamento nell’ascolto, nella ricerca di sintonia con la persona che entra nel nostro mondo e nel darle spazio adeguato per potersi esprimere. Sono indicativi gli atteggiamenti iniziali di Abramo (“si prostrò fino a terra”) e Maria (“sedutasi a i piedi di Gesù"), espressione chiara di accoglienza e non di sopraffazione. Le parole con le quali Gesù risponde a Marta ricordano che il servizio non deve assillare al punto da far dimenticare l’ascolto. La tensione che la pagina evangelica crea tra le due figure femminili di Marta e Maria non è, però, semplicemente fra l’ascolto e il servizio, fra la contemplazione e l’azione. È piuttosto fra l’ascolto e il servizio che distrae, lo stare con l’ospite e il troppo affaccendarsi che impedisce di fargli compagnia, fra il secondario e l’essenziale. In Marta è tanto l’affaccendarsi per l’ospite che non c’è più spazio per intrattenerlo. Ella è presa, agitata, smembrata, fino alla dispersione, da tutte le cose che “si devono fare”. L’ospitalità, sia a livello interpersonale sia a livello pastorale, ha bisogno innanzitutto di compagnia, non soltanto né prioritariamente di cose.

Ancora una volta, l’accoglienza del Signore e di ogni uomo è una questione di cuore, più che di testa. Marta e Maria si rapportano sempre con lo stesso ospite, il medesimo: muta l’atteggiamento. “Scegliersi la parte migliore” non significa scegliere la parte esclusiva. Significa, piuttosto, essere consapevoli che ogni azione e ogni “affaccendamento”, acquistano significato se fondati sull’ascolto attento e se focalizzati nell’incontro e nella contemplazione di quel mistero che rende originale ogni uomo, scintilla divina che realizza ogni essere vivente in quanto persona.

Prima lettura: dal libro della genesi (Gen 18,1-10)

In quei giorni, il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fà pure come hai detto».

Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse a loro. Così, mentr’egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono.
Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «E’ là nella tenda». Il Signore riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio».



Salmo responsoriale (salmo 14)

R. Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda.

Signore, chi abiterà nella tua tenda?
Colui che cammina senza colpa,
agisce con giustizia e parla lealmente,
chi non dice calunnia con la lingua.

Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulto al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.

Chi presta denaro senza fare usura,
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre.


Seconda lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (Col 1,24-28)

Fratelli, sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa. Di essa sono diventato ministro, secondo la missione affidatami da Dio presso di voi di realizzare la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi, ai quali Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo ai pagani, cioè Cristo in voi, speranza della gloria. E’ lui infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con ogni sapienza, per rendere ciascuno perfetto in Cristo.

Vangelo: dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,38-42)

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa.
Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: «Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma Gesù le rispose: «Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta» .

 

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