XV Domenica Tempo ordinario Anno C 11/07/10 PDF Stampa E-mail
Scritto da R. Binello   
Lunedì 05 Luglio 2010 17:35

DOMENICA 11/07/10, XV domenica del Tempo Ordinario, anno C.

Dt 30,10-14

Salmo 18

Col 1,15-20

Lc 10,25-37

“Chi è il mio prossimo?”

Al tempo di Gesù la questione era dibattuta: il problema non era così semplice. E la domanda dello scriba non è oziosa. C’era chi sosteneva che l’amore del prossimo era da estendersi fino ai proseliti. E c’era chi sosteneva che era da estendersi a tutti gli uomini. Non è poi così assurda la domanda dello scriba. Allora, come oggi, gli uomini sono ben disposti ad amare chi ti ama, ad aiutare gli amici, ignorando gli antipatici e i rompiscatole, o semplicemente chi non fa parte del proprio entourage.

Gesù risponde con una parabola, che non evidenzia l’identità del ferito, ma il suo bisogno. Prossimo è qualsiasi bisognoso che ti capita di incontrare. Chi sia il prossimo da aiutare non è il frutto di una dedizione teorica, ma un evento. È colui nel quale ti imbatti, non importa chi sia. È illuminante la Parola di Dio: si tratta di annunciare il Vangelo non con i grandi proclami, le dotte disquisizioni, le profonde argomentazioni, ma con la cruda e credibile carità. La terribile descrizione che la parabola fa del sacerdote e del levita, che vedono il ferito e tirano dritti, è una chiara e inequivocabile accusa a noi, quando, pur frequentando le chiese, vediamo e tiriamo dritto.

Gesù sposta l’attenzione dello scriba da “chi è il mio prossimo?” (dopo tutto è una questione teorica) a un’altra questione, più concreta e coinvolgente: che cosa significa amare il prossimo? La risposta di Gesù pone l’accento sul verbo “amare” più che sul “prossimo” da aiutare. Indicative le azioni del samaritano. Il samaritano non si è chiesto chi fosse il ferito, e il suo aiuto è stato disinteressato, generoso e concreto. Siano benedetti tutti quei gesti che, compiuti nella compassione e nella solidarietà, lontani da sdolcinate commiserazioni, diventano concreta condivisione, olio e vino versato sulle mille ferite prodotte da questo nostro mondo a volte così folle. Chi sia il prossimo non si può definire, si può esserlo. La questione risiede proprio qui. Gesù sembra affermare: non chiederti chi è il prossimo, ma piuttosto fatti prossimo a chiunque, abbatti le barriere che porti dentro di te e che costruisci fuori di te. Questo è il vero problema. E così lo scriba, che aveva un problema teologico da risolvere e aveva posto una domanda teorica, si vede invitato a convertire se stesso (e noi con lui).

Niente mani al portafoglio, però! Occorre, piuttosto mettere mano al cuore (come precisato nella prima lettura). Un cuore cambiato dal Cristo, primo samaritano, capace, nell’incarnazione, di assumere e vivere l’umano (come proclamato solennemente nella seconda lettura). Solo dando priorità alla carità, alla concretezza cruda della carità, sapremo rendere segno concreto e leggibile ad una umanità spesso malata di egoismo e abbandono, sola e disperata. Ed ecco la provocazione della parabola: non chiederti dalla tua comoda poltrona “chi è il mio prossimo?”, chiediti, piuttosto, anche se spaventa e fa male “di chi mi sono fatto prossimo? A chi sono stato vicino?”.


Prima lettura: dal libro del Deuteronomio (Dt 30,10-14)

Mosè parlò al popolo dicendo: «Obbedirai alla voce del Signore tuo Dio, osservando i suoi comandi e i suoi decreti, scritti in questo libro della legge; e ti convertirai al Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima. Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Non è di là dal mare, perché tu dica: Chi attraverserà per noi il mare per prendercelo e farcelo udire e lo possiamo eseguire? Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica».



Salmo responsoriale (salmo 18)

R. I precetti del Signore fanno gioire il cuore.

La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è verace,
rende saggio il semplice.

Gli ordini del Signore sono giusti,
fanno gioire il cuore;
i comandi del Signore sono limpidi,
danno luce agli occhi.

Il timore del Signore è puro,
dura sempre;
i giudizi del Signore sono tutti fedeli e giusti,
più preziosi dell’oro,
di molto oro fino,
più dolci del miele e di un favo stillante.


Seconda lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi (Col 1,15-20)

Cristo Gesù è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura; poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.
Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, per ottenere il primato su tutte le cose. Perché piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose, rappacificando con il sangue della sua croce, cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli.


Vangelo: dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,25-37)

In quel tempo, un dottore della legge si alzò per mettere alla prova Gesù: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?».
Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai».
Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso» .

 

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