XIV domenica Tempo ordinario Anno A 03/07/2011 PDF Stampa E-mail
Scritto da R. Binello   
Giovedì 30 Giugno 2011 14:18

DOMENICA 03/07/11, XIV domenica del Tempo Ordianario, anno A.

Zc 9,9-10

Sal 144

Rm 8,9.11-13

Mt 11,25-30

Oggi chi vuole trasmettere un messaggio sa che deve ricorrere a quei mezzi che hanno dato prova della loro efficacia: ricerca di persone influenti, appoggio dei mass-media… La cosa importante sembra riuscire ad impressionare coloro che si desidera raggiungere, e perfino a manipolarli… In questo modo si vendono sia le ideologie sia gli articoli di consumo. Perché non fare altrettanto con la religione? D’altra parte bisogna pure che la Parola sia proclamata in un mondo già saturo di informazioni…

In realtà la Buona Novella del Regno non potrebbe essere assimilata a un qualsiasi sistema di idee da far accettare a forza di ripetizione. È un segreto che può essere compreso da cuori disponibili. La Buona Novella si è diffusa, infatti, nel mondo a partire dall’evento più antipubblicitario che esista: la croce di Cristo.

Dio ha gratuitamente deciso, quasi come un marchio di fabbrica (“così è piaciuto a te”) di svelare “queste cose” ai “piccoli”. È una rivelazione che segue schemi inaspettati: nasconde queste cose ai “sapienti e ai colti”. Per dare ancor più risalto a questo paradosso, Gesù non dice “Padre”, ma aggiunge “signore del cielo e della terra”. Sta qui la meraviglia: l’Onnipotente, il Signore del cielo e della terra predilige gli umili e i piccoli.

Quando Gesù parlava e quando Matteo scriveva, l’espressione “i sapienti e i colti” designava concretamente le elite religiose di Israele, rabbini e farisei, che nella loro arroganza restavano ciechi di fronte alla chiarezza delle parole di Gesù e irritati di fronte alla sua predicazione in favore dei poveri. I “sapienti e intelligenti” sono coloro che, se avessero tenuto fede alla loro reputazione e alla loro responsabilità, avrebbero dovuto essere i primi a riconoscere lo stile e il significato della missione di Gesù. Di conseguenza “piccolo” non si oppone ad adulto (e quindi non designa i bambini), ma si oppone a “sapiente e colto”. Piccoli sono gli uomini, per così dire, privi di sfoggio culturale, senza competenza religiosa conclamata, senza abilità dialettica, senza la parola facile, liberi da falsi preconcetti. Concretamente, al tempo di Gesù, erano i così detti uomini della terra, i poveri contadini della Galilea che i dottori della legge e i farisei disprezzavano. E nel contesto storico di Gesù gli affaticati e gli oppressi erano proprio coloro che penavano sotto le intollerabili e complicate prescrizioni della legge farisaica e che si sentivano smarriti di fronte alla dottrina, difficile e sottile, dei rabbini. Gesù invita costoro a cercare altrove, cioè nel suo vangelo e nel suo esempio, la vera volontà di Dio: una volontà esigente, senza dubbio, ma anche lineare e semplice, a portata di tutti. Si può trovare, dunque, rifugio nel vero volto del Padre, assertore di una dedizione incondizionata e liberante. Ed è per motivare il suo invito e per offrire il suo esempio che Gesù si definisce “mite e umile di cuore”.

Umile indica l’appartenenza alla terra, alla concretezza, a quell’essenzialità di quei contadini disprezzati dalle elite religiose. Si tratta di quella docilità interiore, libera e voluta (“di cuore”), che si dispone con fiducia alla relazione con Dio.

Mite indica l’atteggiamento di Gesù nei confronti degli uomini: un atteggiamento lineare, coraggioso, ma non violento: misericordioso, tollerante, pronto al perdono, ma anche severo e preciso. Non si tratta di un rapporto meno gravoso o meno vincolante, ma esprime l’inizio di una relazione con Colui che si espresso in modo manifesto a favore di un felice esito per ogni uomo e per ogni donna.

È bene precisare che l’odierna parola non intende tracciare una linea di demarcazione tra categorie di credenti e neppure alimentare la facile polemica contro i teologi a cui contrapporre la devozione popolare. E neppure intende sollecitare il mito della “santa ignoranza”: a nessuno dentro la comunità credente può essere interdetta l’intelligenza delle Scritture. Il testo matteano intende focalizzare il cuore della verità di Dio, ciò che a Dio è piaciuto: Il rapporto filiale con il Padre è garanzia di gioia e di pace, atmosfera impercettibile a chi ha il cuore congestionato dalla propria superbia e dal proprio auto centrismo.

Prima lettura: dal libro del profeta Zaccaria (Zc 9,9-10)

Così dice il Signore:

“Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d’asina. Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra”.

 


Salmo responsoriale (Sal 144)

R. Benedetto sei tu, Signore, umile re di gloria.

O Dio, mio re, voglio esaltarti
e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome.

Paziente e misericordioso è il Signore,
lento all’ira e ricco di grazia.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza.

Il tuo regno è regno di tutti i secoli,
il tuo dominio si estende ad ogni generazione.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
e rialza chiunque è caduto.


Seconda lettura: dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani (Rm 8,9.11-13)

Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi. Così dunque fratelli, noi siamo debitori, ma non verso la carne per vivere secondo la carne; poiché se vivete secondo la carne, voi morirete; se invece con l’aiuto dello Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete.

Vangelo: dal Vangelo secondo Matteo (Mt 11,25-30)

In quel tempo, Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero”.

 

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