| Assunzione Beata Vergine Maria 15/08/10 |
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| Scritto da R. Binello |
| Giovedì 12 Agosto 2010 13:02 |
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DOMENICA 15/08/10, Assunzione della Beata Vergine Maria. Ap 11,19; 12,1-6.10 Sal 44 1Cor 15,20-26 Lc 1,39-56
Per quale motivo Maria si reca da Elisabetta? Secondo un diffuso sentito popolare, e per intuizione, Maria sarebbe stata spinta dalla carità e dalla volontà di servizio. La “serva del Signore” si fa serva degli uomini come è nella logica del vangelo, dove l’amore di Dio si dimostra e si verifica nell’amore al prossimo. In realtà, da nessuna parte del testo è suggerito che il viaggio di Maria sia stato motivato dal desiderio di aiutare Elisabetta. Tanto più che, come precisa Lc 1,56, Maria ritorna a casa prima della nascita del Battista. Inoltre l’espressione “serva del Signore” sottolinea più l’obbedienza a Dio che non il servizio al prossimo. L’unico motivo, che può trovare un appoggio nel testo, è il desiderio di Maria di osservare il segno che l’angelo le ha indicato (Lc 1,36). Diversamente da Zaccaria, Maria non ha chiesto un segno, che tuttavia le è stato dato. E una volta che il segno è dato, occorre osservarlo. L’indicazione dell’angelo nasconde un invito. Il segno e la sua verifica fanno parte della logica delle rivelazioni. Dio mostra la sua verità e non vuole che l’assenso della fede avvenga al buio. Si tratta allora di un esercizio per allenare gli occhi a scrutare l’azione di Dio, che spesso si rivela in modo inaspettato ed impensabile. Con gli occhi della fede è possibile leggere i segni non come semplici “prove, ma come “rivelazioni”, occasioni di manifestazione dell’evento messianico. Dunque il viaggio di Maria diventa semplice cornice, in cui inquadrare il cuore del testo: la rivelazione del bimbo che porta in grembo. Curiosamente il riconoscimento del Messia nel grembo di Maria avviene da parte di un testimone “invisibile”, Giovanni Battista a sua volta nel grembo di Elisabetta. Si tratta di una testimonianza “silenziosa”, semplicemente sollecitata dalla voce di Maria che induce Giovanna a sussultare aprendo gli occhi ad Elisabetta. L’azione di Dio evita clamori o manifestazioni clamorose. Dio è apprezzabile nella semplicità e nei toni sommessi della quotidianità. Per scelta, Dio si incarna nell’umanità con delicatezza e riservatezza. Tocca a noi coglierne le umili sfumature. E in quest’ottica diventa comprensibile il Magnificat. Maria non nega gli elogi di Elisabetta, ma li colloca nella giusta prospettiva: ciò che sta avvenendo è puro dono della bontà di Dio. Proclamando la grazia, Maria svolge la sua missione, quella di essere, appunto, il segno chiaro dell’amore gratuito di Dio. Ciò che Maria afferma riguarda il senso di tutti gli eventi salvifici. Infatti, l’inno passa dal singolare al plurale, dal caso personale alla comunità e all’intera storia di salvezza. Questo è indicativo di una visione tipicamente biblica: il caso personale assurge a tipo, diventa un luogo in cui percepire lo schema costante dell’agire di Dio verso tutti. Il magnificat di Maria diventa un inno di lode che una comunità eleva a Dio per il dono della salvezza e per il modo con cui Dio conduce la storia.
Prima lettura: dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (Ap 11,19;12, 1-6.10) Si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta, e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna, che stava per partorire, in modo da divorare il bambino appena lo avesse partorito. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e suo figlio fu rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, dove Dio le aveva preparato un rifugio. Allora udii una voce potente nel cielo che diceva: «Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio e la potenza del suo Cristo».
R. Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.
Figlie di re fra le tue predilette;
Seconda lettura: dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 15,20-26) Fratelli, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti. Perché, se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo. Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo avere ridotto al nulla ogni Principato e ogni Potenza e Forza. È necessario infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L’ultimo nemico a essere annientato sarà la morte, perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi.
Vangelo: dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,39-56) In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Allora Maria disse: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.
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