Il canto nella celebrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da M. Cerrato   
Venerdì 16 Ottobre 2009 23:45

"Il Signore si è degnato di aiutarmi; per questo canteremo sulle cetre tutti i giorni della nostra vita, canteremo nel tempio del Signore".

Queste parole del profeta Isaia esprimono lo stretto rapporto che da sempre intercorre tra la manifestazione divina e l'esperienza umana del canto, tra la preghiera di lode e l'accordatura della voce alla rivelazione di Dio.

Dall'inizio dei tempi, infatti, il canto e l'esperienza musicale non solo hanno frequentato con famigliarità lo spazio gratuito dell'incontro con Dio, ma hanno 'osato' dare forma canora e risonanza percepibile alla fede dell'uomo, fino ad incontrare la storia di Gesù, Parola fatta carne, Volto umano di Dio che non teme di lasciarsi ospitare e testimoniare nella bellezza sempre nuova dell'umano esercizio musicale.

Il canto liturgico consegna in tal modo tre contorni fondamentali alla preghiera cristiana:

custodisce, in primo luogo, il primato della rivelazione di Dio rispetto alle nostre parole, poiché la voce si trasforma in melodia solo quando riconosce e lascia venire in se stessa il tocco gratuito di quella rivelazione.

esprime poi il pieno coinvolgimento emozionale della libertà umana nel rapporto con Dio, il quale preferisce di gran lunga il registro affettivo e appassionato del cuore e della mente, con la loro originaria capacità di risonanza e di emozione grata, che non il freddo incedere del concetto, della legge e del diritto.


In ultimo testimonia la dimensione comunitaria e storica della fede cristiana: la voce è fatta per risuonare, e dentro le sue pieghe viene persuasivamente condivisa e pronunciata per altri, affinché generi unità e comunione.

Il gruppo giovanile di canto La Schola, di domenica in domenica rende possibile alla comunità parrocchiale l'esperienza viva di questa risonanza di Dio nella. fede dell'uomo, aiutandoci con il canto e il timbro melodioso della voce, a sostare nel mistero di Cristo morto e risorto, ad abitarlo con gioia e responsabilità e a viverne l'inimmaginabile profondità umana.

Come ricorda il teologo Pierangelo Sequeri, il gruppo corale "guida all' ascolto silenzioso della fede comune; non seduce, ammutolendo, occasionali spettatori della propria abilità". Potremo così anche noi, oggi e sempre, "cantare sulle cetre" come il profeta Isaia, non per un generico entusiasmo del momento, ma perché abbiamo riconosciuto la Parola di Dio fatta carne nel suo gratuito e appassionato venirci incontro.

don Gianluca Zurra

viceparroco della Cattedrale di Alba

Ultimo aggiornamento Domenica 18 Ottobre 2009 16:36
 

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