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Cerchiamo
l’uomo per trovare Dio
Nato Gesù
a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a
Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto
sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». (...) Ed ecco la stella,
che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra
il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una
grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e
prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono
oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per
un'altra strada fecero ritorno al loro paese.
A Natale è
Dio che cerca l'uomo. All'Epifania, è l'uomo che cerca Dio. Ed è tutto un
germinare di segni: come segno Maria ha un angelo, Giuseppe un sogno, i pastori
un Bambino nella mangiatoia, ai Magi basta una stella, a noi bastano i Magi.
Perfino Erode ha il segno: dei viaggiatori che giungono dall'Oriente, culla
della luce, a cercare un altro re. Perché un segno c'è sempre, per tutti, anche
oggi. Spesso si tratta di piccoli segni, sommessi; più spesso ancora si tratta
di persone che sono epifanie di bontà, incarnazioni viventi di Vangelo, che
hanno occhi e parole come stelle. L'uomo è la stella: «Percorri l'uomo e
troverai Dio» (sant'Agostino). Perché Dio non è il Dio dei libri, ma della carne
in cui è disceso. Come possiamo diventare anche noi lettori di segni, e non
degli scribi sotto un cielo vuoto?

Il primo
passo lo indica Isaia: «Alza il capo e guarda!». La vita è estasi, uscire da sé,
guardare in alto; uscire dal piccolo perimetro verso il grande giro delle
stelle, uscire dalle mille sbarre dietro cui si rinchiude e si illude il Narciso
che è in noi e andare verso l'Altro. Aprire le finestre di casa ai grandi
venti!
Il secondo
passo è quello di mettersi in strada dietro una stella che cammina. Per trovare
Cristo occorre andare, indagare, sciogliere le vele, viaggiare con
l'intelligenza e con il cuore. Cercare è già un po' trovare, ma trovare Cristo
vuol dire cercarlo ancora, sempre, ogni volta sempre più in profondità ed
intensità. «Andando di inizio in inizio, per inizi sempre nuovi» (Gregorio di
Nissa). “Tu non mi cercheresti se non mi avessi già trovato” (s. Agostino).
Andando, però, insieme, proprio come i Magi: piccola comunità, solitudine già
vinta. Come loro, anche il nostro cammino di ricerca va fatto fissando al tempo
stesso gli abissi del cielo (Dio) e gli occhi delle creature (il prossimo). Se
non c’è questo si perde l’equilibrio!
Il terzo
passo è quello di non temere gli errori, gli sbagli. Occorre avere l'infinita
pazienza di ricominciare sempre e di interrogare di nuovo la Parola e la stella,
non però come hanno fatto gli scribi, ma come i Magi, come fa un bambino. Come
guarda un bambino dopo un errore, uno sbaglio? Con uno sguardo semplice e
affettuoso. Come a dire: non è una tragedia, non è la fine, si può
riprovare!
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